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I Documenti del nostro Vescovo Mons. Luca Brandolini ACCENDI LA SPERANZA! [1]
1.In uno dei suoi frequenti articoli di fondo sul Corriere della sera su problemi di cultura, il noto sociologo Francesco Alberoni qualche tempo fa scriveva: “ La speranza rientra nella dimensione fondamentale dell’uomo. Per la gente di buona volontà, di onesta coscienza e di apertura mentale, la speranza è il motore della storia terrena: genera infatti efficaci desideri che fanno volare alla meta con dinamismo costruttivo…; è come una bevanda incantata che ci da’ la capacità di lottare e un giorno di vincere”. Immerso nel tempo, e da esso in certo modo “misurato”, l’uomo è di natura sua un “viaggiatore”, uno che cammina, aperto e proteso al futuro; dunque un “nomade”, per certi aspetti. Così in fondo ce lo presenta anche la Bibbia: un essere che spera. Speranza, etimologicamente, soprattutto se si pensa al termine latino “spes”, ha a che fare con piede… Tutto questo risulta particolarmente vero quando si tratta dei giovani. Proiettarsi verso il futuro, sia che si tratti di quello proprio che di quello della società, è come iscritto nel loro DNA. Ciò è legato alle aspirazioni, ai progetti, ai sogni dell’età giovanile. Quando questi s’infrangono, ovvero sono apertamente ostacolati e contraddetti dalle chiusure, dagli egoismi dalle sopraffazioni, da interessi privatistici, dalla malvagità e violenza degli adulti, le conseguenze negative nelle giovani generazioni sono inevitabili e assumono connotazioni diverse anche le più drammatiche e inquietanti. Soprattutto se sono compromessi i valori ai quali i giovani risultano più sensibili, quali la pace, la solidarietà, la giustizia, il lavoro e specialmente il diritto alla felicità. Molte forme di disagio giovanile hanno questa radice, che può portare a conseguenze anche estreme, quali la rabbia, la protesta, la violenza che raggiunge manifestazioni sconcertanti, come quelle che ci è dato di vedere in questi giorni… Di fronte a scenari del genere, è ancora possibile pensare ai giovani come persone di speranza e portatori di speranza?
2 .Indubbiamente quella appena descritta non è la condizione generalizzata e generalizzabile del mondo giovanile. Si tratta tutto sommato di fenomeni ristretti e forse ancora isolabili. Più comune invece sembra un’altra situazione. E’ quella di una sorta di appiattimento nel presente, di una diffusa indifferenza, di una sorta di rassegnazione che chiude a prospettive future, impegnative, capaci di suscitare interesse e perfino entusiasmo. E’ questo un modo di pensare e di vivere che caratterizza peraltro anche il mondo degli adulti e di cui i giovani in certo senso sono vittime, anche se in loro appare più difficilmente spiegabile e dunque sconcertante proprio per quanto si diceva poc’anzi. E’ una situazione quella appena evocata, da più parti denunciata e alla quale i Vescovi italiani hanno riservato particolare attenzione nel documento programmatico dell’attuale decennio dal titolo “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, quando denunciano l’eclissarsi della speranza; non solo di quella “mondana” che si riferisce alle attese di giustizia, di pace, di solidarietà e di servizio verso i più deboli e poveri, ma soprattutto di quella “ultima” ed escatologica. “Sembra scomparsa nella nostra cultura –scrivono- l’idea che la storia abbia una direzione, che sia incamminata verso una pienezza che va al di là di essa”. Connessa con l’ “eclissi della speranza” è l’incertezza che giunge fino alla perdita totale del “senso della vita”: un problema che interpella e coinvolge, anche se non in forma esclusiva, in modo particolare i giovani, per evidenti motivi. Crollate definitivamente le ideologie totalizzanti, tramontata la stagione delle grandi utopie, fattosi sempre più oscuro l’orizzonte di un futuro di felicità e di pace, si è fatta strada la cultura del “fiato corto”, dell’appiattimento al presente, dell’attimo fuggente… E con essa il clima di smarrimento, d incertezza, di frammentazione; delle tante paure che riguardano il futuro ovvero gli impegni totalizzanti e a lungo termine. Se ne parla sempre più frequentemente. La sensazione dell’uomo di oggi sembra essere dunque quella di un essere “senza casa”; non però come pellegrino che non ha qui un’abitazione permanente, come dice San Paolo, perché cammina verso la terra del “riposo”; bensì come un errante senza meta, ovvero un prigioniero dentro un tunnel che non ha sbocco. Il suo è “un fatale andare su orme che vanno verso il nulla”, per dirla con Ugo Foscolo, perché ha smarrito l’orientamento e dunque il “senso” della vita. E’ una condizione espressa tra l’altro con le parole della nota canzone di Vasco Rossi: “Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha”. Non è a questa cultura che occorre rifarsi per spiegare la tendenza che si diffonde nel mondo giovanile a sprecare la vita, a metterla anche gravemente in pericolo anche solo per gioco e per vincere la noia o addirittura a togliersela del tutto o a eliminarla agli altri? Questi sono gli esiti più inquietanti; anche senza arrivare a ciò non è difficile constatare però altri atteggiamenti e comportamenti che contraddicono la speranza e generano preoccupazione. L’esaltazione dell’attimo che fugge, la ricerca spasmodica di emozioni sempre nuove e passeggere, la voglia di avere tutto e subito, di vivere in diretta tutti i momenti della vita; la pigrizia e la paura di assumere impegni coinvolgenti e la fuga di fronte al sacrificio (compresi quelli relativi alla fede e all’esperienza cristiana), portano a uccidere qualsiasi tensione verso traguardi più “alti” e ideali più nobili di quelli del soddisfacimento di bisogni immediati e a basso costo. Tratteggiando a grandi linee una situazione così inquietante che è facile riscontare anche nel nostro territorio fin dall’età inquieta dell’adolescenza, non si possono e non si devono tuttavia chiudere gli occhi di fronte ai segni di speranza e alla riserve e risorse per il futuro che emergono nel mondo giovanile di questo nostro tempo. Forse fanno meno rumore perché non godono dei clamori delle cronache dei mass-media, ma non per questo sono da misconoscere e minimizzare. Chiedono di essere riconosciute, segnalate come preziosi semi di speranza. Basta pensare alle manifestazioni di generosità e disponibilità di cui sono capaci i giovani in alcune situazioni. Oltre alle contraddizioni del tempo presente ci è chiesto dunque di guardare la realtà in modo pacato e profondo, anziché perderci in facili generalizzazioni, in sterili lamenti o in scontate denunce. Siamo sfidati a stare dentro la storia con realismo, ma con la sapienza dei profeti per leggere l’oggi di Dio e quindi i segni dei tempi per far emergere il bene, anche se nascosto, e portarlo a maturazione, sicuri che lo Spirito può e vuole fare nuove tutte le cose.
3. E’ in questo orizzonte che vuole collocarsi il nostro Convegno, con lo slogan “Accendi la speranza!” E’ un’iniziativa che merita di essere segnalata, anche perché coinvolge le quattro diocesi della provincia di Frosinone che, per la prima volta, superando confini e steccati, vogliono ritrovarsi insieme per riflettere sulla condizione giovanile del territorio, lanciare un messaggio forte in un clima di dialogo e di festa, farsi attenti alle sfide e trovare le risposte. Siamo convinti infatti che “camminare insieme” non solo è più bello ma è garanzia certa di andare più lontano per raccogliere frutti più abbondanti. Accendere la speranza: è quanto si vorrebbe gridare, anzi “cantare” ai giovani di questo territorio. “Accendere”: è un verbo che si può coniugare sia in forma passiva che attiva, potremmo dire… Occorre anzitutto che i giovani si lascino accendere dalla speranza. E’ l’invito a uscire fuori dall’indifferenza, dall’apatia, dalla sfiducia, dal grigiore di una vita mediocre, rassegnata, noiosa perché tutti i giorni uguale; ma soprattutto ad essere pronti a vincere le tante paure che immobilizzano e frenano il cammino verso una vita bella perché spendibile, felice perché data con amore, dedizione e coraggio e soprattutto aperta alla LUCE. E la luce cioè la VERITA’ non è un’idea astratta o una pura norma morale, ma –come ha recentemente scritto Benedetto XVI nell’enciclica “Dio è amore”- è un messaggio, anzi è una Persona, un Evento in grado di dare senso pieno alla vita e alla storia. E’ la nostra unica speranza, che ha un volto e un nome: GESU’ CROCIFISSO E RISORTO! E’ lui, il suo Vangelo, la sua morte per amore e risurrezione, la presenza e la compagnia che egli offre, la “luce ai nostri passi”, la ragione di essere e il traguardo del cammino che consente di dare significato e spessore ad ogni evento e persona che incontriamo sul nostro quotidiano pellegrinaggio. Occorre aprirsi a lui, lasciarsi attrarre dalla sua Persona e dalla sua parola; dirgli l’ “eccomi” della disponibilità e della fede, innamorarsi di lui e seguirlo, pronti a riconoscerlo in ciascuno di coloro che ci camminano accanto o troviamo sulla nostra strada. Ci vuole coraggio, è vero; ma qui sta il “segreto” della felicità. E questa la si conquista sempre! Accendere la speranza tuttavia è anche un impegno “attivo”. Questo vuol dire che Gesù, conosciuto e accolto con la fede, celebrato nell’incontro con la sua parola e con il suo Corpo nell’Eucaristia, vissuto nelle scelte e nei comportamenti che propone ai suoi amici, amato in ogni fratello, diventa inevitabilmente la “buona notizia” da portare agli altri, da comunicare a tutti in forza di un insopprimibile bisogno di gioia che non ci si può tenere dentro. In questa prospettiva mi piace pensare ai giovani “sentinelle del mattino”, come li ha definiti Giovanni Paolo II. Sentinella è si chi abita la notte, ma è vigile, in grado perciò non solo di coglierne le ambiguità e segnalarne i possibili incombenti pericoli, ma anche e soprattutto –per cogliere i bagliori dell’aurora- per annunciare la luce piena e la novità del giorno e quindi il Sole risplendente che dissipa tutte le tenebre. Così i giovani illuminati da Cristo, Luce del mondo e divenuti “figli della luce”, sono chiamati e spinti a diventare testimoni, portatori e annunciatori di speranza; costruttori, quindi, del futuro di Dio, che è anche il vero futuro dell’uomo. A questo mira il nostro Convegno.
† Luca Brandolini Vescovo [1] Intervento del Vescovo alla Conferenza-stampa per la presentazione del Convegno dei giovani delle quattro Diocesi della provincia di Frosinone in programma per il 22 aprile 2006 a Broccostella (Fr)
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