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Lectio Divina


IV domenica di Quaresima

La parabola del Padre Misericordioso

( Lc15,1-2.11-32)

 

Dio della libertà che prepari le Tue vie sovvertendo i nostri cammini, Dio di speranza nella desolazione e di desolazione nella falsa speranza, donaci di lasciarci sovvertire da Te, per vivere fino in fondo la santa inquietudine, che apre il cuore e la vita
all'avvento del Tuo Figlio, il liberatore fra noi. Amen.

 

1]Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2]I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”. 3]Allora egli disse loro questa parabola: 11] “Un uomo aveva due figli. 12]Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13]Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14]Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15] Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16] Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17] Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18] Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19] non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20] Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21] Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22] Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. 23] Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24] perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

25] Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26] chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27] Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28] Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29] Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30] Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31] Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32] ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.

 

v CHE COSA DICE IL TESTO? Cosa Dio mi rivela di se stesso? Chi sei Signore?


- L’umiltà di Dio nella parabola: nella Torah il figlio ribelle doveva essere lapidato  (Dt 21).

- La compassione di Dio: il Padre si commuove, ama con la tenerezza di una madre.

- La speranza di Dio: il Padre aspetta perché spera nel ritorno nel figlio.

- Il coraggio di Dio: il Padre trasgredisce le regole e gli schemi che regolano i rapporti tra

  padre e figlio.

- La gioia di Dio: per la sua vita prima e poi per il suo ritorno.

- Il figlio minore percepisce il disagio  dell’esilio esteriore (mangia le ghiande dei porci.

- Il figlio minore ha nostalgia della casa dell’amore (quanti salariati…)

- Il figlio minore avverte il peso del no dato al Padre (non sono degno…)

- Il figlio minore dice sì al futuro di Dio, prende la decisione.

- Il figlio minore si alza, si incammina, incontra il Padre.

- Il figlio maggiore sta nella casa ma non comprende il Padre.

- La vicinanza esteriore non vicinanza del cuore.

 

v   CHE COSA  DICE IL TESTO A ME ? Cosa la Parola mi rivela della mia identità? Chi

                                                                       sono io Signore?

 

- Quale immagine di Dio è presente nella mia vita. Risponde a quella che Gesù mi presenta

  nella parabola.

- La logica di Dio è la logica della gratuità e della misericordia non del merito o del profitto.

- Le opere buone sono il risultato dell’incontro con l’amore di Dio non la condizione per

  possederlo.

- I due figli sono ambedue lontani e sono presenti in noi, nel peccato o nella lontananza del

  cuore.

- La Pasqua è passaggio da morte a vita (questo mio figlio era morto ed è tornato in vita…)

- Pasqua per me è tornare a vivere, è ritrovarmi in Dio.

- Vivo la quaresima orientandomi al Sacramento della Riconciliazione

 

v   CHE COSA DICO IO AL SIGNORE? Con quale preghiera posso rispondere alla Parola

                                                                       di Dio?


- Entro in preghiera come al solito.

- Mi raccolgo immaginando la scena: Gesù mangia con i peccatori e mangia con loro.

- Chiedo ciò che voglio in relazione alle risonanze che la Parola ha provocato in me.

- Invoco dal Signore il dono della conversione del cuore e della riconciliazione.

 

v COME DEVO OPERARE? Signore cosa vuoi che io faccia? Quale frutto di vita sono

                                                  chiamato a portare?

 

Preghiera conclusiva
 

O Dio, Padre buono e grande nel perdono, accogli nell'abbraccio del tuo amore, tutti i figli che tornano a te con animo pentito; ricoprili delle splendide vesti di salvezza, perché possano gustare la tua gioia nella cena pasquale dell'Agnello. Egli è Dio...
 

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